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Il dolore in Italia: i numeri, le nuove prospettive terapeutiche e l'approccio al paziente

Il dolore e la sua gestione sono stati protagonisti di tre momenti di approfondimento e discussione durante il Meeting Salute, tenutosi a Rimini a fine agosto. Un'occasione per fare il punto sulla legge 38/2010, sull'accesso alle cure palliative da parte dei pazienti e, più in generale, sulla medicina del dolore vista non solo con gli occhi del medico, ma anche con quelli del malato.

L'Italia è tra le poche nazioni ad avere una legge che tutela le persone che soffrono di dolore cronico, stabilendo in tal modo il diritto di accesso alla terapia del dolore e alle cure palliative per tutti i cittadini. Come ogni legge, anche la 38/2010 pone una base, ma per assicurarne l'effettiva messa in atto è necessario da un lato che i cittadini siano informati e consapevoli del proprio diritto di non soffrire, dall'altro che il personale sanitario sappia trattare il dolore nel modo più appropriato. Largo, quindi, alle iniziative come il Meeting Salute di Rimini volte a fare il punto sul tema "dolore" sia sul piano sociale, sia su quello morale perché, come in ogni altra malattia, l'umanizzazione delle cure, la comunicazione con il paziente e il prendersi carico della persona e non solo della malattia sono parte integrante della terapia.


Il dolore: un'emergenza sanitaria

Il dolore acuto è la causa di accesso al Pronto Soccorso (PS) per ben dieci milioni di italiani (dati 2015) e il motivo di richiesta d'intervento del Medico di Medicina Generale in 6 casi su 10. Le principali motivazioni che spingono i pazienti a chiedere l'intervento del medico sono il mal di schiena (78% degli accessi in PS, 75% delle richieste di intervento al Medico di Medicina Generale), la cefalea (16%) e le coliche renali (5%). Incidenti stradali, sul lavoro o in ambiente domestico, così come patologie cardiovascolari acute e tumori sono le cause più comuni sottostanti l'insorgenza di dolore acuto. A tutto ciò si aggiunge la gestione routinaria del paziente con dolore cronico. Oltre la metà degli over 65 soffre di dolore cronico, condizione che spesso è accompagnata da altre problematiche tipiche dell'età avanzata rendendo ancora più complesso il carico gestionale-terapeutico.

Avendo come linee guida quanto sancito dalla legge 38/2010, alla luce di questi dati diviene imprescindibile il coinvolgimento di figure professionali che possano supportare il medico nella gestione dei pazienti con dolore. Tra queste figure il personale infermieristico può rivelarsi di fondamentale importanza, da cui la necessità di sviluppare percorsi di formazione e aggiornamento specifici.


Terapia del dolore cronico: il ruolo della telemedicina

Nella presa in carico del paziente con dolore cronico il trattamento antalgico ha una valenza sia medica, sia sociale per l'impatto che le cure palliative possono avere nel migliorare la qualità di vita della persona malata. In generale la terapia del dolore comprende diversi approcci (farmacologico, interventistico, chirurgico e cognitivo-comportamentale) tutti accumunati da un unico comune denominatore: ridurre il dolore inutile, qualsiasi sia la sua origine.

In Italia circa una persona su cinque soffre di dolore, rappresentando un'emergenza sociale a cui dare attenzione. In quest'ottica, l'impiego della telemedicina si rivela particolarmente utile perché facilita l'accesso alle cure, grazie alla duplice possibilità di agevolare il dialogo medico-paziente anche da remoto e di facilitare il rapporto con Centri Specialistici di riferimento. Sebbene in Italia sia ancora poco diffusa, alcune Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Trentino stanno sviluppando una rete di telemedicina per supportare medici e pazienti nel migliorare l'approccio al paziente con dolore.


L'approccio al paziente con dolore

Il mal di schiena, oltre a rappresentare la causa più comune di richiesta di intervento medico, rappresenta anche il motivo principale di perdita di giornate di lavoro. Oltre a controllare il dolore, l'approccio terapeutico deve essere orientato a preservare il benessere generale del paziente. Discorso analogo in caso di dolore post-operatorio che interessa potenzialmente quasi 5 milioni di pazienti ogni anno, tanti sono gli interventi chirurgici in Italia, ma che ha il vantaggio di poter essere previsto e controllato in modo più strutturato.

A supporto, quindi, dei presidi farmacologici può rivelarsi utile integrare il contributo delle medicine complementari, quali agopuntura e fitoterapia, che in associazione ai farmaci classici possono offrire benefici aggiuntivi in casi bene selezionati.


Fonti:


Pubblicato l'11 settembre 2017



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