Dolore nei bambini
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Sì, esistono davvero, anche se non è così scontato ch siano associati ai picchi di crescita. Statisticamente coinvolgono fino al 20% per cento della popolazione infantile, generalmente tra i 3 e i 5 anni di vita e tra gli 8 e i 12 anni, e si manifestano con dolore ai muscoli (quasi mai alle articolazioni), soprattutto nelle gambe, ma anche delle braccia.
Il dolore agli arti nei bambini e negli adolescenti è un sintomo che può riconoscere moltissime cause. A parte quelle traumatiche o da esercizio fisico troppo intenso, tra le patologie più frequenti si possono citare l'artrite reumatoide giovanile, la spondilite anchilosante e la fibromialgia primaria giovanile.
I sintomi caratteristici di questa patologie, che di solito compare intorno ai 16 anni, sono il dolore e il gonfiore alle articolazioni, la rigidità al mattino, la limitazione dei movimenti, una crescita irregolare degli arti, talvolta mal di schiena. A questi si aggiungono, febbre, rash e ingrossamento dei linfonodi.
Sì, il dolore alla pancia può insorgere a causa di una situazione di stress o di paura. Questo non significa che sia un mal di panci "inventato". È importante, quindi, prendere sul serio il dolore, cercando solo di non amplificare il problema: non far finta di nulla, ma far capire al bambino che gli crediamo e, nello stesso tempo, cercare di distrarlo.
Sono crisi dolorose, dovute probabilmente all'accumulo di gas nel gastrointestino, che si manifestano a ondate, soprattutto verso sera, con irritabilità, agitazione e pianto inconsolabile. Durano almeno 3 ore al giorno per almeno 3 giorni la settimana; iniziano verso l'età di 2-3 settimane e si risolvono entro i 3 mesi, senza compromettere la crescita del bambino.
La cosa più importante, anche se la più difficile, è riuscire a calmare il bambino. Si deve trovare un modo per consolarlo e farlo rilassare, e per raggiungere lo scopo si devono tentare tutte le vie, fino a che si trova quella adatta al bimbo. Senza paura di "viziarlo", si può tenerlo in braccio, offrirgli il ciuccio, tisane o camomilla, dondolarlo sul pancino, o qualsiasi altra cosa lui gradisca.
Si tratta di una sindrome, la cui origine non è del tutto nota, i cui sintomi principali sono il dolore muscolo scheletrico e l'affaticamento e che insorge nell'infanzia, tipicamente durante l'adolescenza, con una preferenza per il sesso femminile.
Al contrario! Sebbene il dolore sia localizzato al sistema muscoloscheletrico e possa, all'inizio, peggiorare con il movimento, man mano che i muscoli verranno messi in tono dall'attività fisica, che deve ovviamente essere lieve all'inizio, per poi aumentare con l'allenamento, si la sintomatologia migliorerà. L'esercizio fisico è, infatti, addirittura considerato parte integrante della terapia.
Non esiste una cura specifica per questa sindrome, ma molti pazienti riescono a ridurre la sintomatologia, fino ad annullarla. È necessario stare sempre attenti alla qualità del sonno, a matenersio in esercizio e limiutare lo stress, ma con un'occhio di riguardo allo stile di vita sano, anche i soggetti che soffrono di tale disturbo possono avere una vita personale e professionale felice.
La cefalea può derivare da un affaticamento degli occhi. Per questo, il dolore può comparire dopo che il bambino ha guardato la televisione, ma anche se ha letto molto o ha sforzato la vista in altro modo, per esempio al computer. In questi casi, il riposo è in genere sufficiente a eliminare anche il mal di testa.
Nei bambini, quando c'è un forte mal di testa che esordisce improvvisamente è bene prestare attenzione alla presenza di altri sintomi, caratteristici della meningite, come rigidità del collo e incapacità di toccare il petto col mento, intolleranza alla luce (fotofobia), sonnolenza, dolori alle articolazioni o ai muscoli, spasmi e stato di confusione e febbre, nausea, vomito.
Nei soggetti predisposti è bene evitare formaggi, cioccolata, agrumi, caffè, affettati, aringhe, pesce affumicato, insaccati, aceto e tutti gli alimenti che contengono tiramina, che spesso favorisce l'insorgenza della cefalea tensiva; vanno inoltre evitati le carni lavorate industrialmente (perché possono contenere fenilalanina), gli alimenti industriali con glutammato di sodio, come i dadi per il brodo, e i cibi ghiacciati.
La capacità cariogena degli alimenti dipende non solo dalla quantità di zuccheri che contengono, ma anche dalla loro consistenza: più l'alimento appiccica, e quindi più a lungo resta a contatto con il dente, maggiore sarà il rischio che possa provocare carie. Pertanto il miele è tra gli alimenti maggiormente pericolosi per la salute dei denti, così come tutti quei dolciumi che si succhiano lentamente.
Il fluoro può contribuire molto a rinforzare lo smalto dei denti rendendolo più resistente alle aggressioni degli acidi e dei batteri cariogeni. È quindi sempre indicato un apporto adeguato di fluoro, che sarà calcolato dal pediatra in base al peso del bambino e alla zona in cui vive, nella quale potrebbe esserci un'acqua già arricchita di questo elemento.
Se non ci sono problemi che compaiono prima, a partire dai due anni e mezzo è consigliabile comunque un controllo dal dentista ogni sei mesi. Infatti, i dentini da latte, sebbene siano destinati a cadere, hanno un'importanza fondamentale nello sviluppo armonico della mascella e nel guidare la corretta eruzione dei denti permanenti, oltre ad aiutare ad articolare bene i suoni e le parole.