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Pressione alta: anche il dolore cronico è un fattore di rischio

Il dolore cronico rappresenta un potenziale fattore di rischio per l'insorgenza di ipertensione. Č quanto emerge da una recente ricerca internazionale che ha sottolineato il legame tra dolore cronico e compromissione di alcuni importanti meccanismi che controllano l'adattamento fisiologico del sistema cardiocircolatorio agli stimoli esterni, con conseguente comparsa di ipertensione.

L'adattamento fisiologico del sistema cardiocircolatorio ai diversi stimoli ambientali è regolato da numerosi meccanismi. Due di questi sono legati alla variabilità della frequenza cardiaca e alla sensibilità barocettiva che, tra le varie funzioni svolte, permettono al cuore e al sistema cardiovascolare di controllare la pressione sanguigna. Alcune ricerche sembrano suggerire che nelle persone con dolore cronico la variabilità della frequenza cardiaca e la sensibilità barocettiva possano essere ridotte, con potenziali implicazioni in termini di aumento del rischio cardiovascolare. Questa ipotesi trova per la prima volta conferma nei risultati dello studio Tromsų, recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Pain. Secondo i ricercatori il dolore cronico è correlato a una compromissione dei meccanismi che regolano il sistema cardiocircolatorio e, in particolare, a una ridotta variabilità della frequenza cardiaca e della sensibilità barocettiva con conseguente comparsa di ipertensione.


Dolore cronico e ipertensione: quale il legame?

Lo studio Tromsų ha valutato le risposte a un'indagine condotta tra il 2007 e il 2008 che ha coinvolto oltre 8000 persone. In particolare, 1421 persone che soffrivano di dolore cronico e 5640 persone considerate sane sono state ritenute idonee a essere sottoposte a un test di sensibilità del dolore che prevedeva l'immersione della mano in acqua fredda per 106 secondi. Frequenza cardiaca e pressione arteriosa sono state monitorate in modo continuativo, così che fosse possibile valutarne le variazioni nelle diverse fasi del test.

L'analisi dei dati raccolti ha evidenziato che nelle persone che soffrivano di dolore cronico la variabilità della frequenza cardiaca e della sensibilità barocettiva in risposta agli stimoli dolorosi risultava significativamente ridotta rispetto alle persone sane. L'analisi statistica ha inoltre dimostrato una correlazione significativa tra il dolore cronico e la presenza di ipertensione mediata da una ridotta variabilità di frequenza cardiaca e sensibilità barocettiva. Questi risultati sono apparsi indipendenti da fattori quali sesso, età e indice di massa corporea.

Gli autori dello studio, pur riconoscendo che le dimensioni di tali effetti sono apparse minime, hanno confermato che i risultati supportano l'ipotesi che il rischio di ipertensione nelle persone con dolore cronico derivi, almeno in parte, da una ridotta variabilità della frequenza cardiaca e della sensibilità barocettiva.

In conclusione, per la prima volta e in modo scientificamente rigoroso, i risultati dello studio Tromsų supportano l'ipotesi che il dolore cronico sia potenzialmente correlato all'insorgenza di ipertensione, in particolare a causa di una compromissione dei meccanismi cardiovascolari che regolano frequenza cardiaca e sensibilità barocettiva.


Fonti

  • Bruehl S, Olsen RB, Tronstad C, et al. Chronic pain-related changes in cardiovascular regulation and impact on comorbid hypertension in a general population: the Tromsų study. Pain 2017 Sep 25. doi: 10.1097/j.pain.0000000000001070.
  • Hypertension in Chronic Pain: Risk Factors.


Pubblicato il 9 novembre 2017



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