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Dolore: sintomo o malattia?

Il dolore può essere sintomo di una patologia sottostante o esso stesso una vera e propria malattia. Di questo si è discusso nel corso del recente Congresso Nazionale della SIMG, grazie al contributo del Dott. Bonezzi. Sebbene distinguere tra le due condizioni non sia sempre facile, è di cruciale importanza riuscire a farlo per poter gestire e trattare il paziente nel migliore dei modi.


Il sistema somatosensoriale ha un ruolo fondamentale nello scambio di informazioni dal cervello alla "periferia" e viceversa. Possedendo una duplice azione informativa e protettiva, una sua valutazione in caso di dolore permette di distinguere se il dolore sia un sintomo o una condizione patologica di per sé. Questo il tema trattato dal Dott. Cesare Bonezzi, Consulente Unità di Terapia del Dolore-Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia, nel corso della 34a edizione del Congresso Nazionale della SIMG svoltosi recentemente a Firenze. Argomento spesso dibattuto e che ha riscosso grande interesse perché, come ha spiegato il Dott. Bonezzi, il confine tra sintomo e malattia è molto sottile ed è fondamentale imparare a distinguerlo per poter curare il paziente nel migliore dei modi.


Il dolore come sintomo

Ogni condizione clinica si distingue per la presenza di segni e sintomi: i primi sono qualcosa di obiettivo (per es. livelli elevati di colesterolo, edema, febbre ecc.), mentre i sintomi sono qualcosa di soggettivo (per es. dolore, stanchezza, prurito ecc.). In seguito a una lesione periferica, un neurone sensitivo correttamente funzionante trasmette l'informazione a livello centrale che la elabora come dolore. Nella maggior parte dei casi, anche in quelli più gravi come i tumori in stadio avanzato, il dolore è un sintomo.


Il dolore come malattia

In presenza di malattia del sistema somatosensoriale, dovuta per esempio a un trauma, a un'ischemia o a fibromialgia, il dolore diventa patologico. In queste condizioni, impulsi continui danno luogo a fenomeni di plasticità neuronale: il cervello e il sistema nervoso subiscono delle modificazioni che coinvolgono il sistema sovraspinale. Come conseguenza, la comunicazione tra neuroni risulta alterata e gli impulsi vengono generati in modo disordinato, come se non fossero più controllati, dando origine a dolore cronico e patologico. Se durante il giorno il dolore è costante e molto forte, di notte il sistema somatosensoriale si "spegne" così che le persone non provino dolore durante il sonno.

Oltre ai traumi e a specifiche malattie neurologiche, anche la componente psicologica può essere una delle cause scatenanti la malattia-dolore. Nelle persone che hanno paura del dolore, il dolore stesso può diventare patologico. In altri casi, invece, una condizione algica cronica e persistente può portare il paziente a non essere più capace di adattarsi al dolore. La persona è demotivata, abbandona l'attività lavorativa o lo studio e rifiuta le terapie. Depressione, isolamento, pensieri negativi e abuso di sostanze possono rappresentare dei fattori di rischio per queste condizioni. La malattia-dolore è accompagnata da irritabilità, decadimento biologico, problemi relazionali e senso di colpa.

Il dolore può essere quindi un sintomo, quando l'impulso algico viaggia correttamente attraverso il sistema somatosensoriale, oppure una vera e propria malattia, quando a causa di traumi o di problematiche psicologiche la trasmissione nervosa è incontrollata e coinvolge il sistema somatosensoriale. Questa distinzione è fondamentale nella valutazione del dolore poiché indirizza l'approccio al paziente e la strategia terapeutica.


Fonte
: Dolore sintomo o dolore malattia, qual è il confine? www.pharmastar.it/news/dolore/dolore-sintomo-o-dolore-malattia-qual-il-confine--25439


Pubblicato il 12 dicembre 2017




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