- Enciclopedia del dolore -

Dolore nel bambino

come valutare e trattare il dolore nei bambini

Fino agli inizi degli anni '70 il dolore nei neonati e nei bambini non è stato tenuto nella debita considerazione poiché si pensava che questi non percepissero gli stimoli nocicettivi come gli adulti. Si partiva dall'errata ipotesi che nel neonato la soglia del dolore fosse molto più elevata e che il cervello non fosse ancora in grado di memorizzare le sensazioni dolorose. Oggigiorno, al contrario, sappiamo che già a partire dalla 23a settimana di gestazione il sistema nocicettivo è anatomicamente e funzionalmente pronto alla percezione del dolore e che sono già presenti anche i meccanismi della memoria del dolore, mentre sono ancora immaturi i sistemi inibitori deputati a modulare la risposta. Ciò significa che non solo la sensibilità del neonato agli stimoli nocicettivi è elevata, ma anche che la soglia del dolore si abbassa rapidamente in seguito a stimolazioni ripetute: gli stimoli continui e non trattati hanno quindi significative conseguenze, sia fisiche sia psicologiche e comportamentali, e non solo si ripercuotono direttamente sulla salute dei piccoli pazienti, ma possono anche influenzare le modalità con le quali i bambini affronteranno il dolore in età adulta, fino addirittura a predisporli allo sviluppo di dolore cronico.

Come valutare il dolore nei bambini.
Le manifestazioni di dolore nei soggetti in età neonatale e pediatrica differiscono in modo sostanziale da quelle dell'adulto. Per questo, fino a poco tempo fa i segnali di sofferenza dei piccoli non venivano capiti e correttamente interpretati. Fortunatamente, negli ultimi due decenni la ricerca sul dolore nei bambini si è sviluppata in modo esponenziale e sono oggi disponibili validi strumenti di valutazione del dolore per uso neonatale e pediatrico, adatti anche ai bambini con deficit di comunicazione o altre difficoltà. Grazie alle ricerche degli ultimi vent'anni, è stato chiarito che il bambino può soffrire anche più di un adulto, sebbene non abbia una mappa del corpo sufficientemente nitida da permettergli di definire con precisione la qualità, la sede, l'intensità del dolore, né sia sempre in grado di identificare la condizione che lo ha determinato e di comunicare il proprio malessere.



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