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22/10/2021

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Sette strategie per controllare il dolore mestruale

Spasmi addominali con un dolore che si irradia talvolta fino alla schiena e alle cosce, intensità variabile da un ciclo al successivo, spesso accompagnati da mal di testa, nausea, stanchezza e malessere diffusi in assenza di patologie pelviche evidenti.

In alcuni casi il dolore pelvico, localizzato nella parte bassa dell’addome, può persistere anche in assenza di mestruazioni. È la “dismenorrea”, il dolore che attanaglia il 45-95% di donne in età fertile, ogni mese alla comparsa del flusso mestruale, talvolta in anticipo di alcuni giorni rispetto all’inizio del ciclo, con una durata di noma compresa fra le 8 e le 72 ore. Nelle donne con dismenorrea si osserva spesso un impoverimento della qualità della vita e una limitazione alle attività quotidiane in “quei giorni”. Si possono limitare questi sintomi e sensazioni? Sì e non solo con la ‘tradizionale’ via farmacologica.

 

Perché si avverte dolore

La motivazione è fisiologica: la parete dell'utero, durante il ciclo mestruale, si contrae grazie all’azione delle prostaglandine, per favorire il distacco del tessuto uterino interno. Se le prostaglandine vengono prodotte in eccesso si genera sui vasi sanguigni una pressione che impedisce il corretto afflusso di sangue e ossigeno all’utero, causando così dolore.  Di norma, il dolore mestruale è indipendente da condizioni primarie specifiche (si definisce in questo caso dismenorrea primaria) e solo in alcuni casi può essere indotto da problematiche preesistenti come endometriosi, fibromi uterini, infiammazione pelvica, adenomiosi (un ispessimento delle fibre muscolari del tessuto uterino). Se c’è dunque una causa diversa al dolore si parla di dismenorrea secondaria, più tipica delle giovani donne tra i 25-35 anni. In presenza di dolore è comunque sempre bene parlarne al medico curante o al ginecologo che potrà valutare la necessità di eventuali esami per una diagnosi più specifica sulla causa all’origine del sintomo e/o prescrivere una terapia corretta.

 

Rimedi farmacologici e ‘naturali’

Alcune donne devono ricorrere alle soluzioni farmacologiche, specie quando il dolore è inziale e molto inteso. Va detto però che questi rimedi vanno assunti solo in assenza di controindicazioni e possibilmente su consiglio del medico. Ci sono però modificare comportamenti e abitudini che possono condizionare l’insorgenza e intensità dolore. Ecco sette consigli pratici:

 

  • smettere di fumare. Non solo fa bene alla salute in generale, ma ha anche un impatto positivo sul controllo e prevenzione del dolore mestruale. A confermarlo sono diversi studi in cui si dimostra che le fumatrici hanno un rischio superiore di una volta e mezzo di avere cicli dolorosi, di poco meno in caso di ex fumatrici. Il fenomeno potrebbe essere riconducibile alla nicotina che priva della giusta ossigenazione il flusso sanguigno con un impatto anche sulla componente ormonale;
  • fare esercizio fisico. L’attività fisica, svolta in maniera costante e regolare potrebbe influire positivamente anche sul dolore da ciclo, riducendone l’intensità alla comparsa del flusso.
  • applicare sull'addome una sacca termica o una borsa dell'acqua calda, o fare un bagno o una doccia caldi possono aiutare a rilassare i muscoli con una riduzione sugli spasi dolorosi.
  • praticare aromaterapia, con oli essenziali, può apportare benefici effetti sul controllo del dolore. Questi possono essere utilizzati con massaggi oppure con inalazioni o assunzioni per bocca, secondo le formulazioni prescelte e/o di prescrizione.
  • curare l’alimentazione. Nei giorni del ciclo sono da preferire o comunque da includere nella dieta cibi ricchi di acidi grassi omega-3, come il pesce azzurro, oltre a tonno, germe di grano, fiocchi di avena, olio di semi di lino, , semi di girasole, avocado, noci e, olio extravergine di oliva, piselli.
  • non trascurare l’idratazione. Secondo alcuni dati il corretto apporto idrico, non inferiore a 1,5 litri al giorno, o bere una quantità di acqua superiore nei giorni del ciclo, contribuisce a ridurre la durata del flusso mestruale, l’intensità del dolore e il ricorso ad analgesici/antidolorifici tradizionali.

 

Anche la correzione di alcuni comportamenti, abitudini e stili di vita possono essere considerati una “prevenzione” al dolore mestruale con ricadute positive sulla qualità della vita e la prosecuzione delle attività quotidiane, lavorative, anche in ‘quei giorni’.

 

 

 

Bibliografia

 

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